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L'osteopata nel team dell'atleta: perché sempre più campioni ci scelgono

In studio, in questi giorni, ho avuto l'onore di trattare Paola Tampieri, una delle nostre campionesse della nazionale di pickleball, in partenza per i Mondiali di Da Nang, in Vietnam. Chiacchierando prima della seduta, Paola mi ha raccontato — e con il suo permesso lo condivido — il lavoro immenso che sta dietro a una performance di alto livello: allenamento sul campo, palestra, recupero (a volte forzato, quando il corpo chiede una pausa) e un'intera squadra di professionisti che cura ogni dettaglio, dalla tecnica alla nutrizione.

E in questo ingranaggio, negli ultimi anni, l'osteopata è diventato una figura sempre più presente. Vale la pena capire perché — al di là della moda, e con l'onestà di dire dove la scienza ci dà ragione e dove invece dobbiamo essere prudenti.

Cosa NON è l'osteopatia sportiva

Parto da due chiarimenti che ripeto spesso, perché l'equivoco è diffuso.

L'osteopata non si sostituisce al fisioterapista: sono due professioni con ruoli distinti e complementari. E l'osteopata non "rimette a posto le ossa" — un'immagine suggestiva ma fuorviante. Il nostro lavoro non è raddrizzare, è dialogare con il sistema muscolo-scheletrico, fasciale e neurovegetativo per riportarlo verso un equilibrio più efficiente.

Il valore più grande, per un atleta, sta altrove: nella prevenzione, nell'ottimizzazione della mobilità, nel miglioramento della biomeccanica e nella riduzione dei sovraccarichi che, ripetuti migliaia di volte, diventano infortuni.

Cosa dice davvero la ricerca

Qui voglio essere trasparente, perché la credibilità di una categoria si costruisce così.

Sul potenziamento diretto della prestazione (correre più veloce, saltare più in alto grazie a una manipolazione) l'evidenza è ancora debole e contraddittoria. Una revisione sistematica pubblicata sul Journal of Manipulative and Physiological Therapeutics ha analizzato sette studi clinici: solo quattro mostravano un miglioramento in un test di performance, e gli autori concludono onestamente che le prove non bastano a promettere un effetto ergogenico [1]. Una seconda revisione, su popolazione sana, arriva a conclusioni simili: segnali interessanti, ma qualità degli studi ancora limitata [2]. Chi vi promette "più potenza" con una seduta vi sta vendendo un'illusione.

Dove invece le prove sono più concrete è proprio nel terreno di cui parlava Paola: funzione, mobilità e controllo del corpo. Uno studio randomizzato su giovani calciatori professionisti (età media 17,8 anni) ha mostrato che il trattamento osteopatico migliorava in modo significativo la flessibilità (test sit-and-reach) e il controllo posturale, oltre a ridurre i pattern disfunzionali del rachide lombosacrale e cervicale alto [3]. Su corridori con dolore femoro-rotuleo, un altro trial randomizzato ha rilevato che il trattamento osteopatico migliorava flessibilità e distribuzione delle pressioni plantari, con benefici paragonabili a un programma di esercizio mirato [4].

La sintesi che ne traggo, da clinico, è chiara: l'osteopatia non è una scorciatoia per la performance, ma è uno strumento serio per costruire le condizioni in cui la performance può esprimersi — un corpo mobile, simmetrico, che recupera bene e si sovraccarica di meno.

Il punto vero: nessuno vince da solo

C'è un aspetto che mi sta particolarmente a cuore. Un atleta di alto livello non si affida a un professionista: si affida a un team. Preparatore, medico, fisioterapista, nutrizionista, mental coach — e sì, anche osteopata. Ognuno con il suo pezzo, tutti che comunicano.

L'osteopata migliore non è quello che si prende il merito, ma quello che si integra: che sa quando trattare, quando fermarsi e quando mandare l'atleta dal collega giusto. La prevenzione degli infortuni, del resto, è per definizione un lavoro di squadra: nessuna singola mano può ottimizzare mobilità, carico di allenamento, sonno e alimentazione da sola.

In conclusione

Curare qualcuno come Paola è un privilegio e una responsabilità: significa entrare in punta di piedi in una macchina già perfetta e cercare di limarne le ultime frizioni. L'osteopatia, quando è onesta e collaborativa, fa esattamente questo — non miracoli, ma quel guadagno di equilibrio psicofisico che permette a un atleta di esprimersi al 100%.

A Paola va il mio più grande in bocca al lupo per l'avventura mondiale. Siamo tutti con te.

Fonti

[1] Botelho MB, Alvarenga BAP, Molina N, Ribas M, Baptista AF. Spinal Manipulative Therapy and Sports Performance Enhancement: A Systematic Review. Journal of Manipulative and Physiological Therapeutics. 2017;40(7):535-543. doi:10.1016/j.jmpt.2017.03.014

[2] Corso M, Mior SA, Batley S, et al. The effects of spinal manipulation on performance-related outcomes in healthy asymptomatic adult population: a systematic review of best evidence. Chiropractic & Manual Therapies. 2019;27:25. doi:10.1186/s12998-019-0246-y

[3] Thomas E, Petrucci M, Barretti M, Messina G, Cavallaro AR, Bianco A. Effects of osteopathic manipulative treatment of the pivots on lower limb function in young professional football players. Journal of Bodywork and Movement Therapies. 2022;32:1-6. doi:10.1016/j.jbmt.2022.05.017

[4] Zago J, Amatuzzi F, Rondinel T, Matheus JP. Osteopathic Manipulative Treatment Versus Exercise Program in Runners With Patellofemoral Pain Syndrome: A Randomized Controlled Trial. Journal of Sport Rehabilitation. 2020;30(4):609-618. doi:10.1123/jsr.2020-0108

 
 
 

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